Bonus mamme 2026; quando e come richiederlo
Per il Bonus Mamme 2026 è scattato il semaforo verde. Dal 20 ottobre l’INPS ha infatti rilasciato le procedure operative che consentiranno fino al 31 dicembre di presentare domanda ai fini della prestazione economica pensata per le madri lavoratrici, che quest’anno, rispetto alla versione del 2025, vede incrementare da 40 a 60 euro la quota mensile, quindi fino a un massimo di 720 euro annui. Sempre l’INPS aveva annunciato con la Circolare 106 del 16 ottobre l’avvicinamento al “click-day” illustrando l’intero impianto regolamentare del bonus, dai requisiti alle modalità attraverso cui richiederlo.
Bonus Mamme 2026: quando fare domanda
L’INPS ha avviato il 20 ottobre il funzionamento delle procedure telematiche attraverso cui fare domanda per il Bonus Mamme 2026. La richiesta può essere presentata fino al 31 dicembre, o autonomamente dalla madre stessa tramite il sito stesso dell’INPS, oppure trovando assistenza presso gli enti di Patronato come il Patronato ACLI Roma.
Bonus Mamme 2026: qual è l’importo massimo
Come accennavamo, il Bonus Mamme 2026 sarà un po’ più sostanzioso rispetto a quello del 2025, passando da 40 a 60 euro di quota mensile per un massimo annuo di 720 euro.
Bonus Mamme 2026: a chi spetta
I requisiti previsti dal Bonus Mamme 2026 sono di tre tipi:
- il numero dei figli,
- il tipo di occupazione,
- la soglia reddituale.
Vediamoli allora più dettagliatamente uno alla volta…
Bonus Mamme 2026 per lavoratrici dipendenti ed autonome
Quanto all’attività di lavoro, scrive l’INPS nella Circolare 106, il Bonus Mamme 2026 stabilisce che “le lavoratrici madri devono essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente, pubblico o privato, con esclusione dei rapporti di lavoro domestico, o lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie autonome”. Un netto segnale, quindi, già arriva con l’esclusione delle collaboratrici domestiche, strutturando un bonus “dualistico” per sole lavoratrici dipendenti o autonome.
Bonus Mamme 2026: quanti figli bisogna avere
Arriviamo poi al numero dei figli. Per ottenere il Bonus Mamme ce ne devono essere almeno due (anche adottati o in affidamento preadottivo) e di questi due il più piccolo deve avere un’età inferiore a dieci anni; nel caso però i figli siano tre o più di tre il più piccolo deve avere un’età inferiore a diciotto anni. Fa presente l’INPS che “il requisito relativo al numero dei figli deve sussistere alla data del 1° gennaio 2026 o si deve perfezionare entro il 31 dicembre 2026”. In quest’ultimo caso, cioè quando i presupposti si concretizzano in un momento successivo al 1° gennaio 2026, “il Nuovo bonus mamme spetta a partire dal mese in cui si perfeziona il requisito”.
Essendo perciò la prestazione su base mensile (sebbene poi di fatto verrà chiaramente pagata in un’unica soluzione in riferimento a tutto il 2026), nel caso delle madri che hanno raggiunto i requisiti successivamente al 1° gennaio 2026, il bonus verrà calcolato a partire dallo stesso mese in cui sono stati raggiunti. Ad esempio, una mamma che al 1° gennaio 2026 aveva un solo figlio e che poi ad aprile ha dato alla luce il secondo, riceverà la “summa” dei 60 euro mensili calcolata a partire da aprile (cioè 60 per 9 mensilità da aprile a dicembre). Stesso ragionamento, ma al contrario, per quelle mamme che, pur in possesso dei requisiti già al 1° gennaio 2026, potrebbero averli visti decadere in corso d’anno. Ad esempio una mamma con due figli di 9 e 11 anni già alla data del 1° gennaio 2026, riceverà un bonus calcolato fino al mese del 2026 in cui il più piccolo non avrà compiuto 10 anni.
Bonus Mamme 2026: reddito da lavoro entro 40.000 euro
C’è infine il terzo requisito, che ovviamente da operatori CAF è quello che più ci interessa, ovvero l’aspetto reddituale della madre richiedente. “Per accedere al nuovo bonus mamme – si legge nella circolare – è necessario che la somma dei redditi da lavoro, autonomo o dipendente, rilevanti ai fini del calcolo delle imposte per l’anno 2026 sia pari o inferiore a 40.000 euro annui”. Non è quindi un bonus basato sul valore familiare dell’ISEE (caratteristica in comune col Bonus affitti ai genitori separati) e tantomeno basato sul reddito complessivo individuale totalizzato dalla madre nell’anno precedente (in tal caso sarebbe stato facilmente riscontrabile dal 730 o dalla CU).
Il riferimento è unicamente il reddito da lavoro o la somma dei redditi da lavoro, dipendente e/o autonomo, percepiti nell’anno stesso in cui si chiede il bonus, nel cui cumulo vanno conteggiati anche “i redditi equiparati o sostitutivi della retribuzione percepiti durante la vigenza del rapporto di lavoro, quali le indennità per congedo di maternità, di malattia o di congedo straordinario, trattamenti di integrazione salariale. Non rilevano, invece, le prestazioni connesse alla cessazione del rapporto di lavoro, quali NASpI, DIS-COLL e i trattamenti pensionistici, comprese le pensioni ai superstiti”.
Mettevamo in risalto il fatto che il bonus guarda al reddito percepito nell’anno stesso in cui viene chiesto, proprio perchè nel chiederlo la madre dovrà in buona sostanza auto-dichiarare sotto la sua responsabilità il possesso di tutti requisiti, ivi compreso quello reddituale, ottenendo cioè il pagamento della prestazione praticamente “sulla fiducia”, salvo poi le debite verifiche che l’INPS farà a posteriori. Questo per dire che in certe situazioni meno sicure, in cui il reddito si attesta pressappoco sul crinale dei 40.000 euro, ma con possibili scavalchi oltre la soglia, bisognerà valutare con attenzione se chiedere o meno il bonus, considerando appunto che il 2026 non è ancora concluso.
FONTE CAF ACLI








