IMU: tutte le incognite del calcolo
Il 16 giugno, data di scadenza dell’acconto IMU, si avvicina. Il versamento, che segna la prima “puntata” dell’imposta 2026 (per il saldo se ne riparlerà a dicembre), chiama a raccolta i titolari di:
- abitazioni principali di lusso;
- seconde case;
- immobili commerciali;
- aree fabbricabili;
- terreni agricoli.
Il pagamento dell’acconto IMU copre in genere tutto il primo semestre dell’anno, chiaramente, però, se la titolarità sull’immobile è partita successivamente al 1° gennaio 2026 (se ad esempio lo si è acquistato a febbraio o marzo) sarà dovuto un acconto rapportato al periodo effettivo di titolarità, quindi dall’inizio del possesso fino a giugno (CAF ACLI Service Roma fornisce assistenza sia online che nelle sedi). La situazione con meno incognite di calcolo è ovviamente quella dei fabbricati il cui stato non è cambiato in nulla rispetto all’anno precedente. In questo caso, ipotizzando – come in effetti è probabile – che il Comune non abbia ancora introdotto variazioni sulle vecchie aliquote 2025 (di solito le delibere avvengono più in là nell’anno), si tratterà di versare semplicemente la metà dell’imposta complessiva pagata per l’anno scorso.
Sono altre, invece, le situazioni che potrebbero presentare qualche cambiamento rispetto al 2025, cosa che ovviamente comporterebbe delle conseguenze sul versamento: pensiamo ad esempio a un appartamento che nel 2025 era locato e adesso non lo è più, o viceversa. Spesso infatti le aliquote comunali differenziano il prelievo fra le seconde case vuote e quelle locate, per non parlare dei prelievi diversificati addirittura in base alla tipologia contrattuale di affitto, 4+4 o 3+2; pensiamo inoltre a un’abitazione sulla quale siano intervenuti dei lavori di ammodernamento tali da incrementarne il valore catastale; oppure semplicemente ai fabbricati che nel frattempo abbiano cambiato destinazione d’uso, ad esempio da studio ad abitazione. Insomma, tutto questo per dire che il ventaglio delle casistiche per cui il calcolo dell’IMU potrebbe far sorgere sullo stesso immobile dei cambiamenti rispetto all’anno precedente è abbastanza ampio.
Le variazioni, inoltre, potrebbero verificarsi non solo tra un anno e l’altro, ma anche nell’arco stesso dei primi sei mesi del 2026. Per fare un esempio pratico: un immobile rimasto vuoto fino al 31 marzo 2026 e poi affittato dal 1° aprile potrebbe presentare una doppia situazione di calcolo, cioè con due diverse aliquote rapportate ai rispettivi periodi gennaio-marzo 2026 (quando la casa era sfitta) e aprile-giugno 2026 (quando invece è stata occupata); questo, ovviamente, se il Comune dovesse prevedere una differenziazione di aliquote tra seconde case sfitte e seconde case locate. Altra tipologia di casi è quella degli immobili venduti o acquistati. Anche in queste situazioni viene meno il principio del calcolo rapportato indistintamente all’intero semestre gennaio-giugno: chi infatti abbia acquistato una seconda casa a maggio pagherà l’acconto 2026 solo in rapporto al periodo maggio-giugno; stessa situazione, ma inversa, per chi invece abbia venduto l’immobile nel corso dei primi sei mesi del 2026, dovendo calcolare l’imposta fino al momento in cui non è cessato il possesso.
FONTE PATRONATO ACLI









